Cosa significa leggere i segnali sociali: come i meccanismi attentivi, di apprendimento e mnemonici sono guidati dalla natura sociale degli stimoli nella prima infanzia.

Dott.ssa Di Giorgio (responsabile), Dott. Lunghi, Prof.ssa Francesca Simion

Vi sarà capitato di vedere un volto nelle nuvole o in una macchia su un muro, oppure di osservare un giocattolo muoversi in modo un po’ erratico e di notare che “sembra vivo”. Per noi, esseri sociali, tale è l’importanza di sapere leggere questi segnali di “animatezza” che alcune aree del nostro cervello rispondono ad essi in modo selettivo. Ma, veniamo al mondo già attrezzati biologicamente per riconoscere questi segnali sociali? E In che modo l’esperienza affina la nostra capacità di rispondere adeguatamente ad essi?
Il presente progetto di ricerca si prefigge come scopo quello di studiare come le predisposizioni presenti fin dalla nascita a prestare attenzione ad indizi percettivi (la presenza di un volto o il movimento biologico) che segnalano la presenza di un essere “animato” si modificano nel corso dei primi mesi di vita in funzione dell’esperienza che il bambino fa nel suo ambiente di vita. Per fare ciò verranno utilizzati dei paradigmi sperimentali adattabili a diverse fasce d’età (3-6-9-12 mesi) durante i quali, grazie ad un sistema di eye-tracking, verrà registrato il comportamento visivo dei bambini. La tecnica è del tutto non-invasiva e permette a noi ricercatori di avere una misura molto precisa di come i bambini esplorano le immagini che vengono loro mostrate.
Inoltre, una parte della ricerca indagherà in che modo diventare abili nella lettura dei segnali sociali di animatezza permette ai bambini non solo di modulare l’attenzione in funzioni di tali segnali, ma anche di “apprendere” e “memorizzare meglio” le informazioni presenti nell’ambiente segnalate proprio dagli agenti sociali.